Bienvenida en Colombia

Mi sento quasi estasiata, la Colombia mi piace ogni giorno di più!
Dopo un mese di viaggio sto iniziando ad inquadrare questo paese, a captarne la frequenza e seguirne la lunghezza d’onda.
Il suo slogan turistico: “Colombia: the only risk is wanting to stay“.
Solo ora comincio davvero a capirlo. Mi rimangono 30 giorni di visto e già non mi sembrano sufficenti…

Situazione di viaggio
Dopo Bogotà non ero preparata psicologicamente ad affrontare un’ altra metropoli. Gli input che si ricevono sono troppi e necessitano tempo per essere immagazzinati, processati e digeriti, soprattutto se con una cultura tanto differente dalla nostra. Poi la frenesia e lo smog di Bogotà mi ha fanno sentire come imprigionata ed impotente di fronte alla sua immensità ed ha maturato in me un grande desiderio di pace, tranquillità e voglia di natura.
Dieci giorni in San Gil sono stati rigeneranti.
La deviazione verso Medellin é arrivata improvvisa ed inaspettata. Nonostante tutto “la città dell’eterna primavera” si é pienamente guadagnata la mia stima e mi ha insegnato molto più di quanto mi fossi aspettata… meriterebbe sicuramente un stop prolungato. Ora, dopo 6 giorni, ci siamo spostati in un colorato paesino di 2000 abitanti per passare il capodanno. Dove? Non importa in questo momento, ve ne parlerò nei prossimi giorni. Solo un paio di foto:

Guatapè, Colombia

Vista dal nostro hostel in Guatapè, Colombia

Medellin
La Colombia si trova nel pieno della sua rivoluzione esistenziale e comportamentale. Da poco é uscita da un lungo periodo difficile e nessun altra città meglio Medellin può rappresentare questa situazione di metamorfosi. Camminando per le sue vie ogni particolare richiama la sua recente storia … palpabile nell’aria.
Gli anni ’80 ’90 sono stati i più violenti. In questo periodo Medellin ha conquistato il trofeo di città più pericolosa del mondo con un tasso di sparatorie e omicidi a livelli giornalieri. Sotto l’ eccellente guida del mitico Pablo Escobar, tutto il sistema era basato e controllato dai narcotrafficanti, dai paramilitari e dalla guerriglia della Farc. Non un turista osava avvicinarsi.
Ora la situazione é cambiata drasticamente, quasi “normalizzata”, almeno apparentemente. Il comune sta educando i cittadini in maniera direi eccellente, imponendogli rigide regole e nello stesso tempo viziandoli, offrendo loro servizi che solo poche città al mondo sono in grado di fornire. Con quali soldi? La risposta la lascio alla vostra immaginazione!
Medellin é l’unica città della Colombia che possiede una Metro completa di 2 nuovissime funivie (la più recente risale a 2 anni fa), costruite non per motivi turistici, come spesso accade ma per fornire un collegamento con i quartieri più degradati, situati nelle zone più alte della città a quasi 2000 metri d’altezza (e a quanto pare per combattere l’estrema violenza di quei quartieri). Il servizio viene fornito al prezzo simbolico di 1500 COP ovvero 0,60 € .
Metrocable in Medellin, Colombia
L’igene raggiunge livelli spropositati: flotte di donne puliscono costantentemente pavimenti, scale, passamano, …. Vi giuro che potreste mangiare per terra. A differenza delle nostre stazioni ferroviarie, non troverete un solo chewgum sul pavimento, non una sola carta. All’arrivo del tram, prima di salire, tutti attendono diligentemente che la gente scenda. Numerosi addetti dirigono ordinatamente il flusso di persone sulla cabinovia. Tutti sono pazienti, ordinati e cordiali… incredibile! Dalla cima si gode di una vista spettacolare della città.
Medellin di notte dalla cime della funivia, Colombia

La gente
Come Rubens che dopo aver visitato le Iguzu Falls in Argentina, dice di essere “Astonished by the nature” io dico di essere “Astonished by the People”.
Come vi parlavo in un altro post, la malavita colombiana si compone di circa l’1% della popolazione (ma un 1% di qualità) che però, vista la situazione estrema, va ad affettare l’intero paese. Ora, secondo la mia breve esperienza, mi sembra di capire che il restante 99% soffra parecchio questa situazione e cerchi di compensare il disagio con una estrema gentilezza, accoglienza, disponibilità, amore per la vita al di fuori del normale. I colombiani amano i turisti perchè vogliono far capire al mondo che si sta sbagliando nei loro confronti e desiderano che all’estero si parli bene del paese che tanto amano. Bhe, con me ci stanno riuscendo!
Inoltre sono semplicemente estasiata dal loro modo di pensare. Ragazzini di 20 anni che mi parlano di storia, di politica del loro e del nostro paese in modo tanto obiettivo e maturo…. si rendono conto dei nostri mali più di quanto lo facciamo noi, spesso capaci solo di lavorare e pensare all’aperitivo.
Purtroppo però, nel loro sguardo si capta il complesso di inferiorità nei confronti di noi paesi industrializzati, non si sentono all’altezza, quando a mio parere avremmo molto da imparare, soprattutto nel loro modo di vedere la vita. Hanno bisogno di riprendersi la loro sicurezza, perduta per ovvi motivi. Se riuscissero a rialzarsi dal loro stato di povertà, allora …e solo a quel punto, il narcotraffico potrà essere combattutto e la Colombia diventare uno stato tra i più belli e vivibili del mondo, grazie alla cordialità della loro gente!
Ora, seppur la situazione sia migliorata, non esiste Plan Colombia che possa diminuire la produzione di coca che tanto rovina questo paese e la sua natura! La gente colombiana lo sà bene!

Per chiudere vi racconto un episodio avvenuto nella notte di capodanno:
dopo che la musica in piazza ha terminato, verso le 4 di mattina non contenti e vogliosi di “Rumba“, ci siamo fatti trascinare in un locale notturno da dei ragazzi colombiani. Premesso che ballare è un Must, (altrimenti meglio che te ne stai a casa) stavo sfoggiando in pista la mia tecnica (anche grazie all’aiuto del Ron oramai sostituito al “sangre gringo”) con movimenti sensuali simili a quelli di un scaricatore di porto.
Va bhe, in ogni caso, per esprimermi al meglio, ho pensato bene di lasciare la mia borsa sul divanetto adiacente la pista.
Delle ragazze, senza conoscermi mi tenevano aggiornata sullo stato della mia borsa, preoccupandosi di avvertimi di prestare attenzione, oltre ad assicurarsi che mi stavo divertendo facendomi conoscere tutti i loro amici, poco abituati a vedere europei. Questo é solo un piccolo dettaglio dell’apprensione della gente.
Insomma, verso fine serata mentre stavo sfoggiando la mia classe, una ragazza mi chiama, con la luce offuscata del locale mi apre la mano e mi pone una decina di pastigliette sul palmo.
Silenzio, la musica si blocca nella mia mente, “che stupida che sono” penso … a quel punto mi sento confusa, in un solo secondo perdo tutta la stima e la fiducia accomulata per quelle persone, aiutata dalla stanchezza e dall’alcol in circolazione.
Que es?” (che cos’é?) le chiedo. Non ho intenzione di prendere droghe, soprattutto se non le conosco.
Toma y guardale en el bolsillo” ( predile e mettile in tasca)
Que es esto?” insisto, quasi seccata.
Lentejas, te traeran suerte para el nuevo ano” Lenticchie, ti porteranno fortuna per il nuovo anno.


Bienvenida en Colombia!

Prefazione di viaggio

Vi scrivo dalle “Ali Tedesche” (Germanwings Airline), in attesa del decollo. Un volo che mi porterà a Colonia, dove passerò due freddi giorni invernali (domani sono previsti undici gradi sotto zero), come a farmi desiderare più intensamente il caldo.
Va be’, mi consolerò con la mia adorata neve e il Gluehwine (vino caldo speziato) con il fine di scaldarmi tra le magiche bancarelle di Natale, prima di catapultarmi nella tanto sognata estate Sudamericana.

Volo a Colonia

L’aereo é quasi vuoto, sono seduta in coda da sola, chiedendomi il motivo per il quale tutti si accalcano cercando di ottenere i posti davanti…. mah!
Sedersi dietro è più pericoloso in caso di incidente? Non mi sono mai posta il problema… Bho, vorrà dire che se l’aereo cadrà, sarò l’ unica a morire … o forse l’unica a salvarmi, visto che sono vicina all’uscita e nessuno potrà ostacolarmi la fuga. Il vero motivo, probabilmente, é che davanti si sentono meno le turbolenze e arriva prima da mangiare.

Erano le 6.15 stamattina, quando mio padre amorevolmente mi guidava verso il trampolino di lancio. Una mattinata, seppur ancora buia, molto serena e quindi particolarmente fredda. Eravamo gli unici a percorrere la corsia in direzione sud che costeggia il Lago Maggiore … nessun altro a quell’ora, troppo presto!

La luce delle numerose stelle si rifletteva sulla superficie dell’acqua, alimentando i miei pensieri assonnati. Luce però disturbata da quella più intensa e artificiale dei fari delle auto che incrociavamo.
Eh sì, soli verso sud ma un treno infinito di auto verso nord… tantissime, una dietro l’altra. Una processione percorsa velocemente, una processione di frontalieri ritardatari (alle 6.15!!!). Un effetto strano ed emozionante andare controcorrente, si nota il flusso imperterrito all’interno del quale sono stata trasportata per un anno intero ed in passato per 6 lunghi anni. La corrente é forte ma io oramai ho imparato a contrastarla!

Un momento però, il tragitto lungo lago verso il posto di lavoro, che amavo particolarmente… forse il più bello della giornata:
l’ acqua del lago calma e liscia, come solo alla mattina sà essere, rifletteva limpidamente le montagne o la barchetta e la canna di un tranquillo pescatore … i primi raggi del debole sole che filtravano attraverso la foschia mattutina alla foce del fiume Ticino, creavano una luce magica, quasi surreale. Poi, in inverno il riflesso nel lago delle montagne innevate …. uno spettacolo indescrivibile, che mi manca molto! A volte mi fermavo per ammirare tale bellezza a scapito della mia puntualità.
Mi faceva cominciare bene la giornata ma solo poche volte da quando ho smesso di lavorare, sono riuscita a combattere la pigrizia per godermi comunque lo spettacolo… purtroppo.

Sono sicura che il 90 % dei frontalieri guidano freneticamente al lavoro non “vedendo” ciò che la natura ci dona. Come del resto non vedevano i miei colleghi. Dopo la terza volta che entrando in ufficio, come una ragazzina innamorata dissi estasiata <<Avete visto che spettacolo stamattina?>> senza ottenere risposta o ignorata con una smorfia, decisi di tenere tutto per me. Triste… ( ma vi voglio bene lo stesso, lo sapete 🙂 )

Tornando a stamattina…
immersa nei miei pensieri ad un certo punto, in un rettilinio, vengo risvegliata di sopprassalto dal rischio di un frontale con una macchina uscita in sorpasso.
<<L’ho sempre detto io che andare a lavorare é pericoloso>> dico, con un filo di soddisfazione e provocazione a mio padre, intento a riprendersi dallo shock! Mi guarda e abbozza una smorfia.
Lui, silenzioso ma sofferente alle mie decisioni.

Eh sì, traffico intenso, veloce…. troppo veloce, frenetico, stressato, imperterrito che si ripete giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno…. verso la Svizzera, la santa Svizzera capace di soddisfare, per una vita intera, i desideri materiali più profondi … ed io, che mi muovo in direzione opposta, mi allontano da quella stessa Svizzera che ho utilizzato, sì per soddisfare un bisogno materiale, ma solo quello necessario a conseguire i miei sogni spirituali più profondi.

Niente di più simbolico e azzeccato poteva rappresentare l’inizio del mio viaggio!

Ma non avete niente di meglio da fare

che venire sul mio sito???
Inspiegabile!
In questo periodo www.per-il-mondo.it supera abbondantemente i 500 visitatori al giorno! qualche mese fa viaggiava sui 300, con picchi che arrivavano anche ai 450, una volta 500. Adesso é già una settimana che i 500 sono la norma.
Mi godo questo momento perchè non sò quanto durerà!

Per-il-mondo… come una donna capricciosa: più la trascuri, maltratti e più ti ama.
Sta ripagando questa ignara ed inesperta autodidatta, che quasi non sapeva come accendere un PC (la sottoscritta), delle tantissime ore di lavoro spese nel creare e ricreare quel… ehm sito (?).
Lo sò, lo sò… chi se ne intende sà benissimo che non é bello, non ha grafica, sono solo 4 vecchissime righe di html messe in croce… un pò di php scopiazzato e adattato senza averlo mai realmente capito (quello sò fare se mi impegno: adattare) una pagina disegnata scrivendo il codice riga per riga.

Come mai tante visite? bha, forse è proprio quello che piace a google, non é un sito fatto con lo stampino, come ce ne sono tanti in giro (Un template, un pò di testo e via…), ogni pagina é diversa dall’altra. O forse, per capire dovrei sapere come funziona la SEO (ottimizzazione del sito per i motori di ricerca)… non lo sò, chiedetelo a google! sarà che mi vuole bene.
Mi piace pensare che forse google non é solo un insieme di freddi algoritmi matematici… google si é evoluto, riesce a valutare anche l’amore che ci si mette nel crearlo.
PRL (page rank love)

Mi piace paragonare il sito ad una donna. Per-il-mondo non é gnocca, non é arrivata al successo (eh sì lo considero un piccolo successo) per la sua bellezza o per raccomandazioni pagando in natura (adwords) il capo (google). No, niente di tutto questo, per-il-mondo é vergine, pura e sta scalando la cima verso il successo in modo del tutto naturale, per le sue doti, in silenzio (é al primo campo base).

Eheheh, forse esagero ma si sà, ogni scarrafone é bello a mamma sua, o no?
E poi la soddisfazione di dire, “l’ho fatta io con le mie mani” senza l’aiuto di nessuno (o poco in caso di difficoltà) è impagabile.
Insomma una piccola soddisfazione della mia umile vita… Per cosa poi? Non ci guadagno niente, hotel e appartamenti di vacanza non portano quasi niente … ecco dovrei lavorarci in conversione ma in realtà non mi é mai interessato molto (per quello ho altri progetti più realistici), anzi quasi quasi li tolgo.
Solo un pò di pubblicità mi regala, in media, un paio di eurini al giorno, che accumulati nel corso di 2 anni, hanno raccolto un bel gruzzoletto… e continua a regalarmeli senza più lavorarci. (bene, se volete aiutarmi sapete come fare 😉 )
Il mio bimbo cresce e sembra che dica: “Mamma vai, viaggia! Toh un po’ di soldini, pagati il biglietto aereo!”

visite per-il-mondo

Ecco come vedete dall’ immagine sopra, ieri 02 Novembre 2010 la pagina ha ufficialmente raggiunto un nuovo record. 549 visite (mancavano 5 min a mezzanotte, per quello ne vedete 545)!!! WOW!

Devo stare attenta a quello che scrivo allora… e soprattutto devo mettere i contatti falsi, non si sa mai che qualche forza dell’ordine mi venga a cercare dopo aver scoperto i miei traffici illeciti ;)!

A volte mi riesce difficile rendermi conto che tanta gente vede le mie pagine e legge i post del Blog.
Sarà forse perchè, solo una piccola percentuale dei visitatori lascia traccia del suo passaggio? La maggior parte di voi rimane dietro le quinte. Lo faccio spesso anche io quando visito altre belle pagine, raramente lascio commenti ma sò benissimo come, a qualunque blogger, faccia piacere il “commentino” 🙂

Vi invito quindi, se vi và, ad esprimere la vostra opinione positiva o negativa che sia, ai miei prossimi articoli.
Mi va bene anche: “ hai finito di sparare cazzate, torna a lavorare, barbun!
Insomma, non potete essere tutti d’accordo con me o no? Va bhe giusto, ne lasciate già tanti, non mi lamento… continuate così allora 🙂

Ogni commento é uno stimolo per continuare, soprattutto adesso che sono pronta per una nuova avventura! Siete la benzina Super power plus 120 ottani!

Ecco mi sono sfogata e vi ho reso partecipi della scalata verso il successo, ahahah. Ok la smetto!
Niente, solo un post veloce solo per esprimere il mio stupore e ringraziarvi per la visita.

Dunque, siete curiosi di sapere la mia prossima meta? Seguitemi allora! 😉

Ciao

L’essenziale è invisibile agli occhi

Stanotte non riuscendo a dormire, probabilmente per la stanchezza mischiata alle mille emozioni e pensieri di questo periodo, mi é capitato di riflettere molto.
Pensieri alimentati forse anche dalle letture attuali.

In particolare mi sono soffermata su questo punto:
La reazione della gente riguardo alla mia decisione di lasciare il lavoro.

Vi rendo partecipi, mi sembra divertente. 🙂

– Genesi comportamentale – D= decisione o fase; C= commenti

D 1- Tornare in Italia e cercarmi un lavoro (circa 1 anno e mezzo fa).
C: Farai fatica a trovarlo, c’é crisi. Dovevi tenertelo invece che andartene!

D2- Lavorare in ufficio
C: Allora, ora che lavori, vuoi cambiarlo quel rottame di macchina o no? Spendili sti soldi, cosa lavori a fare?

D3- Comunicazione ufficiosa di lasciare il lavoro
C: Mah siiii, non lo farai mai!

D4– Comunicazione ufficiale di lasciare il lavoro
C: Tu sei scema. Hippy del cavolo. Non hai voglia di fare un ca**o [(**=zz) LdG]!

D5– Un mese dopo le dimissioni e un mese prima di andarmene dall’ufficio.
C: Sisisi, tanto tra tre mesi torni con il tuo zainetto in spalla  a pregare di nuovo di essere assunta.

D6– Fine del lavoro
C: Mah, mi sà che stai facendo la scelta giusta. In bocca al lupo! … ma tanto torni con il tuo zainetto!

D7– 15 giorni dopo
C: Beata te. Ma sai, in fondo noi siamo felici. A volte è dura ma la nostra vita ci piace, il lavoro ci piace, non ci manca niente. Ma tu come stai? “BENE”

D8– 1 mese dopo
C: che palle, il lavoro è un casino, i soliti problemi, sempre peggio. Beata te che sei a casa a fare niente (nota: già!!!) Ma tu come va? “Alla grande :)”

D9– Quasi 2 mesi dopo
C: – Ciao come stai?
ahhhh, non ce la facciamo più, che me**a (**=rd). Hai fatto bene. Ti prego parliamone!!!

C’è una persona in particolare che si sentirà presa di mira in questo post.
Ma credo che sia, più o meno, il pensiero di tutti… bhe tutti coloro che hanno avuto modo di conoscermi non solo superficialmente e che quindi suppongo ci tengano almeno un pochino a me e io tengo un pochino di più alle loro opinioni. Queste persone di conseguenza cercano di capire.

Gli altri (il 95%) si fermano al punto 4.:  coloro ai quali sono indifferente, parlano solo perchè non hanno altro da fare. Sono persone infelici, per cui non riescono a sopportare la felicità altrui. Mi sono totalmente indifferenti, anzi ne sorrido e mi fanno un pò pena.

Mi ha stupito l’affermazione di un ragazzo l’altro giorno:
– Ciao Lucia, come stai?
– Bene grazie, molto bene! (E’ una risposta sincera ed io amo ricevere risposte del genere quando lo chiedo a qualcuno, mi mette di buon umore.)
– non é vero! tu non stai bene!
– What?

Ecco, mi ha fatto veramente riflettere questa affermazione. Sono arrivata alla conclusione che la gente che non mi conosce (almeno un pochino. In effetti ammetto che non ce n’é molta) mi vede sola. Vivere sola, etc e pensi che io sia infelice.
In realtà gli infelici sono loro che anche in compagnia non riescono ad esserlo.

Vi rimando ad un pensiero di Buscaglia che condivido pienamente

“La mia felicità sono io, non tu,
non soltanto perchè tu puoi essere fugace,
ma anche perchè tu vuoi che io sia ciò che non sono.
Io non posso essere felice quando cambio
soltanto per soddisfare il tuo egoismo.
E non posso sentirmi felice quando mi critichi
perchè non penso i tuoi pensieri,
e non vedo come vedi tu.
Mi chiami ribelle.
Eppure ogni volta che ho respinto
le tue convinzioni tu ti sei ribellato alle mie.
Io non cerco di plasmare la tua mente.
So che ti sforzi di essere te stesso.
E non posso permettere che tu mi dica cosa devo essere…
Perchè sono impegnata ad essere me.”

Il lavoro (da dipendente intendo) ci riempe la vita, se non ci fosse non sapremmo cosa fare. Ci dice quando svegliarci, quando mangiare, quando tornare a casa, quando incontrare gli amici, quando andare in palestra, quando fare l’amore! Non dobbiamo pensare!
Se non ci fosse il lavoro, ci annoieremmo perchè il nostro modo di vivere non ci insegna a pensare cosa vorremmo se fossimo liberi. Quante volte l’ho sentita quasta frase: io non sono capace di stare a casa senza far niente. Se sto a casa mi annoio! Arg!

“Siamo tutti schiavi non solo di cio che ci trattiene ma anche e soprattutto della nostra incapacità di sognare!” (S.P.)

Finiamola di dare la colpa al sistema. Il sistema consiglia. La colpa è solo nostra.

Credo che ogni uno nella propria vita debba passare un periodo da solo. Si impara molto, si riflette, si pensa ai propri interessi, li si coltiva, si diventa sinceri con gli altri ma soprattutto con se stessi.
Sono la prima a pensare che non si può vivere una vita in solitudine ma per poter vivere serenamente una relazione, che essa sia amore o amicizia, bisogna avere qualcosa da condividere. Vivere una relazione significa donare e ricevere, a volte più a volte meno.
E cosa doniamo se non abbiamo nulla? se non siamo niente? se siamo insicuri di noi stessi?
Doniamo la nostra insicurezza!
Basiamo la nostra vita sul prossimo! Sono del parere che le relazioni nelle quali solo si prende (o solo si dà), sono destinate a finire presto. E con la parola “dare” non intendo solo affetto ma qualcosa di più concreto, come sapienza, interessi, esperienze. Più si é, più si ha e più la relazione sarà duratura.

“Si può dare soltanto ciò che si ha… e l’unica ragione per avere qualcosa è donarla.” (L.B.)

Tutti viviamo la stessa vita, tutti i giorni, tutti i mesi, tutti gli anni e non abbiamo niente da raccontarci.
No, al momento non ho voglia di uscire per sentire le solite storie e ubriacarmi. Preferisco leggere un buon libro, scrivere e sognare! Sono una sfigata se sto a casa il sabato sera? Questo lo pensano solo le persone sfigate.
Sono libera di uscire il giovedì, la mattina non mi devo alzare alle 7.
La mia solitudine é in realtà una pseudo decisione, un attesa dove cerco di costruire me stessa, portare avanti i miei interessi. .
Per avere anche qualcosa da donare, da raccontare, essere, spero, un pò interessante.

Certo ad un certo punto stare soli si paga… e si paga caro. Bisogna saper bilanciare la cosa e non è facile.

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PS: é bello avere un blog, perchè si possono esprimere le proprie idee senza imporle a nessuno. Concetti che arriveranno solo a chi vorrà leggerli.
Non ho scoperto niente, non sono mie idee ma la penso esattamente così (e non sono la sola, ho scoperto con piacere).
Sarò contenta se vorrete discuterne.

Scatti Turchi

Finalmente sono riuscita a sortire qualche foto della mia esperienza turca.
Una vacanza?
Ebbene sì, una vacanza ad inizio agosto come una vera italiana, prigioniera delle famose “2 settimane estive”.
Ahhrg, mi fa quasi senso dirlo! Però quest’anno è andata così.
Nonostante non avessi il tempo, sia psicologico che materiale, devo ammettere che il riposo, dopo mesi di duro lavoro, mi ha fatto bene.

In ogni caso userei la parola “miniviaggio“, il termine mi aggrada maggiormente.
Mi sento quasi in diritto di dirlo, se mi confronto al tipo di vacanza trascorso da colleghi e amici (G.P. nrd).
In fin dei conti questa esperienza mi ha regalato molto. Andare in Turchia ha sicuramente arricchito il mio bagaglio culturale ed umano, tipico del viaggio.
Purtroppo chi viaggia mi starà insultando in questo momento, però credo di poter dire serenamente di aver spremuto il massimo del succo (il viaggio) da un frutto appassito (la vacanza).

Vi chiederete: cos’é che distingue due settimane di vacanza da 2 settimane di viaggio? Ecco buona domanda.
Le risposte in breve per questa esperienza:

  • Non avere un programma ben definito ma essere liberi di cambiare in ogni momento.
    Per esempio io sapevo solamente che sarei atterrata ad Istanbul e ripartita da Kos in Grecia e dovevo passare per Gumusluk, paesello vicino a Bodrum, a trovare una mia amica che vive lì. Tutto è stato programmato al momento, a secondo delle esigenze e dei desideri. Infatti ho allungato la permanenza a Istanbul perchè la città necessitava più tempo ed ho saltato una tappa “turistica” perchè non ne avevo voglia, faceva troppo caldo.
  • Frequentare luoghi e gente del posto.
    Parlare, confrontarsi, accettare o ribattere una cultura sotto tantissimi aspetti diversa dalla tua, é ciò che più mi riempe l’anima. Non mi sarei mai aspettata tanto scambio in sole 2 settimane, grandioso.
  • Oltre alla gente del posto, quando viaggio mi piace incontrare “viaggiatori”.
    In Turchia ce ne sono parecchi, ragazzi che lavorano viaggiando. Incredibile, questa esperienza mi ha fatto ricordare come il viaggio fa crescere le persone.
  • Non “buttare” i soldi in attrazioni turistiche (qui ci sarebbe da discutere).
    Bhe, in breve… in queste 2 settimane ho praticato windsurf, vela, solo grazie all’amicizia creatasi con gente del posto. I più cattivi la chiameranno scrocaggine, io lo chiamo interscambio. Sono stata invitata ed ho semplicemente accettato. Faccio lo stesso quando mi capita di essere a situazione inversa.
  • Poi a questi punti aggiungo le riflessioni che ne conseguono.
    La consapevolezza:

  • della vita da prigionieri che stiamo vivendo in Italia.
    Il DOVER tornare a casa prima ancora di ambientarmi… non va bene ;). Ma io in quel momento avevo già deciso.
  • di sentirsi, e probabilmente essere, diverso.
    No, non sono come tutta la gente che era sull’aereo di ritorno da KOS! No, non lo sono! Stavo male per il comportamento dei vacanzieri italiani (volo Kos-Milano) e mi camuffavo sotto le mie sembianze tedesche per la vergogna. Unico punto veramente negativo.
  • del risveglio di una gran voglia di viaggiare, scoprire, imparare, VIVERE.
  • Alcune foto. Cliccate su questa per vederle tutte. Ciao

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