L’essenziale è invisibile agli occhi

Stanotte non riuscendo a dormire, probabilmente per la stanchezza mischiata alle mille emozioni e pensieri di questo periodo, mi é capitato di riflettere molto.
Pensieri alimentati forse anche dalle letture attuali.

In particolare mi sono soffermata su questo punto:
La reazione della gente riguardo alla mia decisione di lasciare il lavoro.

Vi rendo partecipi, mi sembra divertente. 🙂

– Genesi comportamentale – D= decisione o fase; C= commenti

D 1- Tornare in Italia e cercarmi un lavoro (circa 1 anno e mezzo fa).
C: Farai fatica a trovarlo, c’é crisi. Dovevi tenertelo invece che andartene!

D2- Lavorare in ufficio
C: Allora, ora che lavori, vuoi cambiarlo quel rottame di macchina o no? Spendili sti soldi, cosa lavori a fare?

D3- Comunicazione ufficiosa di lasciare il lavoro
C: Mah siiii, non lo farai mai!

D4– Comunicazione ufficiale di lasciare il lavoro
C: Tu sei scema. Hippy del cavolo. Non hai voglia di fare un ca**o [(**=zz) LdG]!

D5– Un mese dopo le dimissioni e un mese prima di andarmene dall’ufficio.
C: Sisisi, tanto tra tre mesi torni con il tuo zainetto in spalla  a pregare di nuovo di essere assunta.

D6– Fine del lavoro
C: Mah, mi sà che stai facendo la scelta giusta. In bocca al lupo! … ma tanto torni con il tuo zainetto!

D7– 15 giorni dopo
C: Beata te. Ma sai, in fondo noi siamo felici. A volte è dura ma la nostra vita ci piace, il lavoro ci piace, non ci manca niente. Ma tu come stai? “BENE”

D8– 1 mese dopo
C: che palle, il lavoro è un casino, i soliti problemi, sempre peggio. Beata te che sei a casa a fare niente (nota: già!!!) Ma tu come va? “Alla grande :)”

D9– Quasi 2 mesi dopo
C: – Ciao come stai?
ahhhh, non ce la facciamo più, che me**a (**=rd). Hai fatto bene. Ti prego parliamone!!!

C’è una persona in particolare che si sentirà presa di mira in questo post.
Ma credo che sia, più o meno, il pensiero di tutti… bhe tutti coloro che hanno avuto modo di conoscermi non solo superficialmente e che quindi suppongo ci tengano almeno un pochino a me e io tengo un pochino di più alle loro opinioni. Queste persone di conseguenza cercano di capire.

Gli altri (il 95%) si fermano al punto 4.:  coloro ai quali sono indifferente, parlano solo perchè non hanno altro da fare. Sono persone infelici, per cui non riescono a sopportare la felicità altrui. Mi sono totalmente indifferenti, anzi ne sorrido e mi fanno un pò pena.

Mi ha stupito l’affermazione di un ragazzo l’altro giorno:
– Ciao Lucia, come stai?
– Bene grazie, molto bene! (E’ una risposta sincera ed io amo ricevere risposte del genere quando lo chiedo a qualcuno, mi mette di buon umore.)
– non é vero! tu non stai bene!
– What?

Ecco, mi ha fatto veramente riflettere questa affermazione. Sono arrivata alla conclusione che la gente che non mi conosce (almeno un pochino. In effetti ammetto che non ce n’é molta) mi vede sola. Vivere sola, etc e pensi che io sia infelice.
In realtà gli infelici sono loro che anche in compagnia non riescono ad esserlo.

Vi rimando ad un pensiero di Buscaglia che condivido pienamente

“La mia felicità sono io, non tu,
non soltanto perchè tu puoi essere fugace,
ma anche perchè tu vuoi che io sia ciò che non sono.
Io non posso essere felice quando cambio
soltanto per soddisfare il tuo egoismo.
E non posso sentirmi felice quando mi critichi
perchè non penso i tuoi pensieri,
e non vedo come vedi tu.
Mi chiami ribelle.
Eppure ogni volta che ho respinto
le tue convinzioni tu ti sei ribellato alle mie.
Io non cerco di plasmare la tua mente.
So che ti sforzi di essere te stesso.
E non posso permettere che tu mi dica cosa devo essere…
Perchè sono impegnata ad essere me.”

Il lavoro (da dipendente intendo) ci riempe la vita, se non ci fosse non sapremmo cosa fare. Ci dice quando svegliarci, quando mangiare, quando tornare a casa, quando incontrare gli amici, quando andare in palestra, quando fare l’amore! Non dobbiamo pensare!
Se non ci fosse il lavoro, ci annoieremmo perchè il nostro modo di vivere non ci insegna a pensare cosa vorremmo se fossimo liberi. Quante volte l’ho sentita quasta frase: io non sono capace di stare a casa senza far niente. Se sto a casa mi annoio! Arg!

“Siamo tutti schiavi non solo di cio che ci trattiene ma anche e soprattutto della nostra incapacità di sognare!” (S.P.)

Finiamola di dare la colpa al sistema. Il sistema consiglia. La colpa è solo nostra.

Credo che ogni uno nella propria vita debba passare un periodo da solo. Si impara molto, si riflette, si pensa ai propri interessi, li si coltiva, si diventa sinceri con gli altri ma soprattutto con se stessi.
Sono la prima a pensare che non si può vivere una vita in solitudine ma per poter vivere serenamente una relazione, che essa sia amore o amicizia, bisogna avere qualcosa da condividere. Vivere una relazione significa donare e ricevere, a volte più a volte meno.
E cosa doniamo se non abbiamo nulla? se non siamo niente? se siamo insicuri di noi stessi?
Doniamo la nostra insicurezza!
Basiamo la nostra vita sul prossimo! Sono del parere che le relazioni nelle quali solo si prende (o solo si dà), sono destinate a finire presto. E con la parola “dare” non intendo solo affetto ma qualcosa di più concreto, come sapienza, interessi, esperienze. Più si é, più si ha e più la relazione sarà duratura.

“Si può dare soltanto ciò che si ha… e l’unica ragione per avere qualcosa è donarla.” (L.B.)

Tutti viviamo la stessa vita, tutti i giorni, tutti i mesi, tutti gli anni e non abbiamo niente da raccontarci.
No, al momento non ho voglia di uscire per sentire le solite storie e ubriacarmi. Preferisco leggere un buon libro, scrivere e sognare! Sono una sfigata se sto a casa il sabato sera? Questo lo pensano solo le persone sfigate.
Sono libera di uscire il giovedì, la mattina non mi devo alzare alle 7.
La mia solitudine é in realtà una pseudo decisione, un attesa dove cerco di costruire me stessa, portare avanti i miei interessi. .
Per avere anche qualcosa da donare, da raccontare, essere, spero, un pò interessante.

Certo ad un certo punto stare soli si paga… e si paga caro. Bisogna saper bilanciare la cosa e non è facile.

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PS: é bello avere un blog, perchè si possono esprimere le proprie idee senza imporle a nessuno. Concetti che arriveranno solo a chi vorrà leggerli.
Non ho scoperto niente, non sono mie idee ma la penso esattamente così (e non sono la sola, ho scoperto con piacere).
Sarò contenta se vorrete discuterne.

Pillola Rossa

Ed oggi è la fine…
… la fine del mese, la fine del lavoro in Svizzera, la fine di amicizie che terminano con la promessa di restare in contatto, oggi finirò anche un gran bel libro. Ho tenuto le ultime 3 pagine per stasera, come per chiudere simbolicamente questa fase della mia vita.

Oggi è la fine!
A primo impatto sembra una frase negativa. Non lo é!
Cosi’ come per il senso del viaggio, dove i ricordi piu’ belli sono riposti nella strada che si percorre e non nella meta, questo vale anche per le esperienze della vita, lunghe o corte che siano.
Ripenso a questo ultimo anno ed al cammino per arrivare ad oggi: la definirei sì “La Fine” ma La fine della prima fase: “La fine dell’inizio!

Ho raggiunto tutti gli obiettivi che mi ero posta e ne sono orgogliosa ma come un bel viaggio che finisce, sono anche triste. Fa parte del gioco. Si può decidere di non viaggiare più solo per non provare il dolore di lasciare gli amici conosciuti durate il tragitto? certo che no! Perchè le emozioni provate, le esperienze, i posti visitati e l’amicizia stessa, valgono molto di più di quella sofferenza.
I momenti passati, trascorsi durante l’ultimo anno, sono stati positivi, belli… e in quanto tali destinati a finire. Ed è proprio questa Fine che li rende speciali. In fondo, non é La fine l’obiettivo?

In questo momento, nella mia testa, un turbine di emozioni e pensieri stanno facendo le capriole.

Domani non sarà un semplice giorno, domani sarà l’inizio
… l’inizio di un nuovo giorno, di un nuovo mese, di un nuovo lavoro, di una nuova fase della mia vita e di tutti gli obiettivi che ne comporta. Sarà come l’inizio di un nuovo viaggio con tutte le paure ed insicurezze che caratterizzano la partenza per una meta sconosciuta. Sarà l’inizio di un nuovo libro, speriamo sia l’inizio di post più interessanti.

E se il prossimo anno sarà positivo come quello passato… bhe, sarò solo io a deciderlo!

Red Pill, always! 💡

Il pensiero condizionato

Premessa:
Questo non vuole essere il solito post contro l’influenza che i media hanno su di noi. Di questo concetto, anche se radicato, credo che ne siamo oramai (inconsapevolmente forse) consapevoli tutti e non vale la pena spendere ulteriori parole.
Scusate il continuo ripetersi della parola “pensare” nel corso del post, purtroppo ce n’è solo una per interpretazioni diverse.
Le mie righe tentano di trasmettere un concetto del pensiero che và al di là dell’influenza della società che ci circonda ma che è da ricercarsi dentro di noi.
Il significato di “pensiero” è molto profondo a mio vedere e non sò se sarò in grado di passare il concetto…. Ci provo:

il pensiero condizionato
Inizio con delle citazioni:

Il pensiero è l’attività della mente, un processo che si esplica nella formazione dei concetti, della coscienza, delle idee, dell’immaginazione, dei desideri, di ogni raffigurazione del mondo; può essere sia conscio che inconscio.” Wikipedia

Il pensiero è presente in ogni fenomeno cosciente: è l’attività che percepisce, elabora ricordi, coordina immagini, astrae, compara, giudica, ragiona.

Ecco… percepito il concetto, a volte mi rendo conto che la maggior parte della gente non pensa. E per questo non vive la propria vita appieno, la vive superficialmente.
Nella maggior parte dei casi però, chi non pensa “non sà di non pensare” e quindi non ne soffre, a rattristarsi sono solo coloro che Pensano e se ne rendono conto.

La gente vive la propria vita pensando di pensare ma in realtà pensa come viene imposto di pensare, pensa inconsciamente. (Non é uno scioglilingua 😉 Azzzz, vi avevo avvertito sull’utilizzo della suddetta parola).

E ripeto, il condizionamento arriva, sì dalla televisione, sì dai giornali e dalla pubblicità ma anche semplicemente dalla gente che ci circonda. Alcune nostre opinioni sono radicate, preimpostate nel nostro cervello, introdotte dalla nostra nascita, imposte dal nostro modo di vivere e dalla nostra mentalità. Le azioni che ne conseguono sono automatiche…. e purtroppo è molto facile esserne succube.

Dove voglio arrivare: semplicemente sto dicendo che ogni tanto, ognuno di noi dovrebbe fermarsi e pensare razionalmente. Non è facile quando si hanno dei paraocchi che ti impediscono di guardare attorno; quando alla società fa comodo che la gente non abbia una visuale a 360 gradi e nemmeno a 180… mah, 🙄 ci arriviamo a 45?
Ecco, viaggiare apre molto la mente in questo senso, ti confronta con altre mentalità, ti fa capire che non siamo soli al mondo, esistono altre culture, altri punti di vista, opinioni e modi di vedere.
A quel punto non cambia molto, certo si è sempre influenzati … ma quando si ha la possibilità di scegliere tra diverse influenze, ed è allora che si sviluppa anche la capacità di pensiero.
il pensiero
Ora, non è neanche qua dove volevo arrivare … non ne sto facendo una questione politica, come tanti tra voi staranno pensando. E’ proprio una questione di “sé stessi”.
Dove voglio arrivare non è neanche il fatto che “si pensi in una sola direzione” ma solamente al semplice concetto di “PENSARE”. (scusate, inizio ad essere pesante…un premio per chi riesce a leggere fino alla fine 👿 )

Secondo me la gente non pensa, non ne ha il tempo, non lo ritiene necessario o forse non ne sà neanche dell’esistenza. E con questo non intendo “pensare a cosa far da mangiare stasera” o “pensare alla persona amata, ai figli, al lavoro, alla macchina, ad una opinione concettuale”; ma pensare alla propria vita, ai progetti, al chiedersi se si è felici e se si dovrebbe fare qualcosa per cambiare … insomma a sè stessi.
Quanti di voi lo fanno? Quanti si staccano per un istante dalle preoccupazioni quotidiane e pensano veramente con la P maiuscola? ❓ Non ne avete il tempo vero?

Vediamo se riesco a spiegarmi:
A 7 mesi dal mio rientro in Italia mi rendo conto che piano piano mi sto spostando verso questo modello, cioè mi rendo conto che penso sempre meno!
E non pensare coscientemente lascia spazio al pensiero inconscio che penetra nella testa tramite gli input che la società ci lancia e che controllano le nostre azioni e i nostri pensieri …appunto. (per tornare al discorso di prima, non fatto inutilmente)
È come un mulinello che mi attira sempre più verso il centro. Mi sento male per questa energia negativa che mi travolge ed a volte mi sveglio e cerco di nuotarne fuori ma appena mi distraggo… ecco che mi ritrovo sempre più nel mezzo.
Devo essere brava a nuotare controcorrente…non è facile, la corrente è forte!
Lo capisco, perchè anche io ero così prima di partire per i miei viaggi. Non sapevo cosa volesse dire Pensare. Semplicemente NON Pensavo… ma non lo sapevo.

il pensiero in australia
Con questo non sto dicendo che io ho capito tutto dalla vita … anzi … ma per lo meno mi rimane la consapevolezza… di capire che sto sbagliando e mi sto trascurando. Non penso a me stessa, alla vita, se sto facendo la cosa giusta o sbagliata e soprattutto se voglio quello che faccio. Non mi analizzo…mi lascio semplicemente trasportare dagli avvenimenti.
Scrivere mi aiuta a pensare… in questo momento sto nuotando verso l’esterno del mulinello.
Quando Penso mi accorgo che qualcosa non quadra… quando non penso tutto va bene. … ma non è facile, se in altri posti mi veniva naturale, qua me lo devo imporre.

La società mi consiglia di comprarmi una macchina nuova, dei vestiti piu fighi, di fare le vacanze con gli amici in un villaggio a Sharm (uccidetemi se arrivo a quel punto), di acquistare il mega televisore lcd, fare un mutuo per comprarmi un appartamento…..etc, etc … e così si entra nel circolo vizioso, il famoso centro del mulinello dal quale è impossibile uscirne, che solo per una strana coincidenza NON ne sono entrata 5-6 anni fa, quando ancora non avevo “visto la luce…” il che mi ha permesso di andarmene da un giorno all’altro … di provare emozioni che altrimenti mi sarebbero state sconosciute e la trovare la consapevolezza che ce ne sono tantissime che ancora devo e voglio scoprire.

Secondo me questo è il significato della vita, provare nuove emozioni, crescere internamente, incrementare il proprio bagaglio… perché viviamo altrimenti? Per lavorare e sfornare figli, insomma viviamo per gli altri? E no, un pizzico di egoismo ci vuole nella vita. Con questo non sto criticando chi ha una famiglia ma chi ha una famiglia perché la società glielo ha imposto, non l’ha scelto e pensato… appunto! Quindi é insoddisfatto, infelice, non vive appieno la sua vita e in più si lamenta.

Sono discorsi egoistici per voi? Ebbene, sì lo sono!

E questo non significa solo viaggiare…sia ben chiaro. Il “come sei fortunata” non esiste… ogni uno si crea la propria vita. Ma lo puo’ fare solo Pensando altrimenti la vita gliela crea la società!

Ah… e certo, sono fortunata ad essere sana.. molto fortunata, tutto qua.

Hooola, c’é ancora qualcuno? 😕 No, credo di no! 🙄
Se ce l’avete fatta sono curiosa di sapere la vostra opinione a proposito, consigli , critiche …

Balene arenate, i motivi?

I recenti avvenimenti dei Capodogli arenati sulle spiagge del Gargano, mi hanno portato a pensare intensamente alla Nuova Zelanda!

La stesso problema avviene infatti anche sulle coste neozelandesi.
Probabilmente i suoi abitanti, non sapendosi dare una spiegazione, associano l’avvenimento ad una famosa leggenda, la quale narra che il popolo Maori sarebbe discendente di Paikea, arrivato in Nuova Zelanda dalle isole polinesiane, a cavallo di una Balena. 🙂

A proposito é stato scritto il libro “Wahle rider” e girato l’omonimo film.
Io ho visto il film in lingua originale (esiste anche una versione in italiano “La ragazza delle balene“) Oltre ad essere una bellissima storia d’amore tra zio e nipote, il film simboleggia a mio parere diversi aspetti e può essere interpretato in vari modi:

principalmente credo abbia l’intento di salvaguardare la cultura Maori che rischia di estinguersi per la crescita costante della presenza straniera nel paese.

Immmergere lo spettatore nella vita dei Maori- Per lo meno io, guardando il film in lingua originale, ho rivisto negli attori i moderni Maori, sia nel modo di parlare che di comportartamento.

vuole essere una bellissimo film per la famiglia, una favola che insegna importanti verità, indipendentemente dalla cultura che rappresenta.

probabilmente aiutare la salvaguardia delle balene alla sua estinzione per la caccia subita. Anche se non ne parla direttamente credo che il film possa avvicinare la gente a questo favoloso cetaceo.

Ora, tornando agli avvenimenti pugliesi… le domande che ci facciamo sono le stesse che rimangono aperte nel film:
Perché le balene si sono arenate? Lo hanno fatto per un motivo? o forse sono state chiamate da qualcuno?

View from my Flat Lago Maggiore

Viaggiando ho imparato ad apprezzare il posto dove sono nata! e cosa c’é di meglio che svegliarsi la mattina con un panorama del genere?

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Traveling I’ve learned to appreciate the place where I’ve born! and what’s a better thing than wake up in the morning with a such of View?

Vista appartamento Pino Lago Maggiore